Profumo a Corte
Il XVII secolo è un periodo in cui il profumo assume tutta la sua importanza in Occidente. Dominando la corte durante il regno di Luigi XIV, il profumo era strettamente associato alla pelle, accompagnando tutti gli articoli come guanti, cinture, scarpe, oltre a parrucche e fazzoletti. Il profumo era essenziale non solo per le donne, ma anche per gli uomini dell'alta società. I profumi più popolari dell'epoca erano quelli floreali. Gelsomino e tuberosa erano i preferiti dalle donne, mentre altre materie prime come muschio, patchouli, vetiver e sandalo deliziavano i profumieri e la corte reale francese.
Pratiche profumiere alla Corte Reale
A differenza del prestigio e della regalità che incarna, Versailles è spesso descritta come un luogo sporco nei libri dell'epoca. Il profumo era usato come mezzo per mascherare l'odore del corpo e imbalsamare l'aria della Corte.
Infatti, fin dalla Grande Peste Nera del 1348, la credenza generale che l'acqua indebolisse il corpo dilatando i pori dell'epidermide rendendola più suscettibile all'assorbimento di microrganismi, portò a una diffusa paura dell'acqua nella società francese. Anche il Re Sole Luigi XIV evitava l'acqua nel suo processo di purificazione, sostituendola con l'alcol del vino. Di conseguenza, profumi e fragranze aromatiche venivano usati per mascherare gli odori e purificare l'interno del corpo proteggendolo dall'aria inquinata. Fu solo nel XVIII secolo che apparvero buone pratiche igieniche.
Associando il nome della famiglia Binet, patronimico del capo parrucchiere del Re Luigi XIV, al nome "Papillon" dieci anni dopo la sua creazione, il marchio BINET-PAPILLON perpetua oggi il grande know-how della profumeria francese in omaggio al nipote di Benoit Binet: Sylvestre Binet, profumiere installato in rue des Petits-Champs a Parigi nel XVIII secolo.






